Pierre Moncuit, la complessità di Mesnil Sur Oger in un calice di Rosé.

 
Mesnil Sur Oger è uno dei comuni classificati Grand Cru in Champagne, ed è situato in un parte straordinaria della regione denominata Côte des Blancs. Vi ho dedicato molti dei miei scritti, ma la gioia che provo in questo momento è data dalla certezza che continuerò a scriverne anche in futuro.

Il motivo è molto semplice, questi 435,30 ettari, coltivati principalmente a chardonnay (97,17 %)ed un piccolo saldo di pinot noir pari a 1,5 ettari(2,01%), rappresentano una tra le massime espressioni dello Champagne, meritano tutta la mia attenzione, oltre a quella di migliaia di appassionati che negli ultimi due secoli di storia sono rimasti stregati dalla loro magnificenza.
Oggi vi racconto lo Champagne Brut Rosé Grand Cru, Pierre Moncuit.
La zona vitivinicola
Questo celebre villaggio si trova quasi all’estremità sud della regione, a 24 km.da Epernay, tra Vertus e Cramant, altri due nomi che fanno venire la pelle d’oca ai grandi appassionati delle mitiche bollicine francesi. Il parallelo in cui è situata quest’area vitivinicola è particolarmente favorevole alla coltivazione della vite, inoltre in queste colline l’ambiente pedoclimatico, l’acidità dell’uva e del terreno hanno valori straordinari, questo aspetto è fondamentale per produrre vini di grande fascino e spiccata personalità.
Il terreno
La matrice del terreno di Mesnil sur Oger in superfice è composta prevalentemente da calcare, nel sottosuolo vi è ricchezza di gesso, qui chiamato craie, composto da granuli di calcite e micro organismi marini, belemniti, che risalgono addirittura al Triassico e si sono conservati successivamente al ritiro delle acque, circa 70 milioni di anni fa. Una serie di terremoti, successivamente, ha spaccato questa grande matrice gessosa rendendo questo territorio tra i più particolari al mondo, soprattutto a livello geologico. Di conseguenza i vini prodotti in questo comune posseggono a livello olfattivo, un’eleganza ed una finezza davvero stupefacenti, per via della mineralità invece il timbro gustativo risulta sapido e persistente, la freschezza data dall’ottimale acidità dell’uva e del terreno è sempre l’elemento che ti invoglia a bere il secondo, terzo, quarto bicchiere.
La storia
 1889: Pierre Moncuit, con la collaborazione della moglie Odile Delos, acquista 19 ettari di vigneto nel cuore della Côte des Blancs, questa famiglia risiede da più di un secolo nel villaggio di Mesnil sur Oger e produce eccellenti bollicine stimate in tutto il mondo.
 1928: Robert nipote di Pierre, lancia la prima etichetta aziendale di chardonnay in purezza, e con la stessa perseveranza ed attaccamento al territorio prosegue con impegno e determinazione il lavoro iniziato dal nonno.
 1977: Il timone passa a Nicole Moncuit, che assume il ruolo di direttore tecnico, ed al fratello Yves che gestisce il lato commerciale ed i rapporti con l’estero. Ai giorni nostri anche la figlia di Nicole, Valérie, ha deciso di entrare a far parte della squadra, mettendo a disposizione tutta la sua competenza in campo vitivinicolo.
La Maison
Lo stile della Maison Pierre Moncuit, da oltre un secolo persegue un solo obbiettivo, semplice, chiaro e lineare: il rispetto per la terra.
Riducendo ai minimi termini gli interventi sia in vigna che in cantina, l’idea centrale è stata quella di ritornare ai metodi tradizionali privi di scorciatoie, lotta integrata al fine di agevolare la natura permettendole di esprimersi nel miglior modo possibile. La proprietà si estende su 20 ettari, 15 dei quali classificati Grand Cru, la gamma dei vini è piuttosto omogenea, il comune denominatore è la lunga permanenza sui lieviti, minimo 36 mesi per i brut generici e oltre 5 anni per i millesimati. Da quando Valérie ha deciso di entrare a far parte della squadra, si avverte nelle cuvée una mano particolarmente gentile, non amo definirla femminile, si tratta se mai di una sensibilità ancor più evidente che tende ad esaltare al massimo le peculiarità dell’uva chardonnay nella sua patria d’elezione, il tutto senza perdere il men che minimo senso di appartenenza e fedeltà nei confronti del territorio.
Champagne Brut Rosé Grand Cru, Pierre Moncuit
Ho degustato più volte l’intera gamma dei vini Pierre Moncuit, ma lo Champagne che mi ha colpito maggiormente negli ultimi mesi è proprio il Rosé, categoria discussa e talvolta non capita, in Italia in senso assoluto, in Francia limitatamente al méthode champenoise, anche se ultimamente il mercato sta un po’ cambiando e questa tipologia di vino viene sempre più apprezzata.
Il vino
La cuvée è frutto di un sapiente assemblaggio di uve chardonnay 80% e pinot noir 20%, provenienti dai vigneti Grand Cru, rispettivamente collocati a Mesnil sur Oger, dove risiede l’azienda, ed Ambonnay culla dei miglior pinot noir al mondo atti alla spumantizzazione. La vendemmia, svolta rigorosamente a mano, permette di selezionare già in vigna i migliori grappoli. Giunte in cantina, le uve subiscono una prima fermentazione alcolica e malolattica, cui seguirà la seconda e celebre rifermentazione in bottiglia. Sosta almeno 36 mesi sui lieviti, 12 % vol. , nonostante il sito ufficiale non dichiari la percentuale di dosaggio, dalla mia esperienza di degustazione il vino si assesta sui 9 gr. litro. Stesso identico discorso per quanto riguarda la data di sboccatura che ormai in Francia è sempre più difficile da trovare in etichetta, soprattutto sulle bottiglie importate, dall’analisi gustativa il dègorgement a mio avviso risale al primo trimestre 2018.
La degustazione
Si presenta in veste rosa cerasuolo con riflessi ramati, le bollicine hanno grana fine e risultano copiose, analizzandole in controluce evidenziano tutta la vivacità e la brillantezza del vino.
Il naso è intenso ed al contempo aggraziato, non esuberante, le note sono eleganti e ricordano i frutti rossi tra cui fragolina di bosco e ribes, ciliegia croccante, arancia sanguinella. Con opportuna ossigenazione affiora un profluvio di sentori freschi di rosa rossa, muschio bianco, talco, resi ancor più complessi da una sfumatura minerale di metallo caldo/ruggine, ma il bello è che in maniera quasi ritmica torna la frutta, con il melograno ed un sentore dolce di pepe rosa. Un naso complesso, cangiante e stratificato, in continua evoluzione anche a diversi minuti dalla mescita e nonostante l’aumento di temperatura.
Il palato gode di un perfetto equilibrio per via della densità gustativa e succosità del sorso, freschezza spinta ai massimi, sapidità da vero fuoriclasse. Impegna il palato senza strafare, sviluppa una coerenza notevole data dai frutti rossi ed una leggera spezia che anticipa un finale decisamente ammandorlato e rinfrescante. Lunghissimo, di grande bevibilità, per queste sue caratteristiche accompagna perfettamente il piatto che ho preparato, ovvero canapè a base di pane nero formaggio brie e mela verde, uovo sodo ed insalata russa, vol au vent ripieni di salsa tonnata, crema ai funghi e fontina, salatini capperi e passata di pomodoro.
Considerando il punteggio attribuito, 92 punti, è un vino dall’eccellente rapporto qualità prezzo perché si acquista on line a circa 30-35 euro, in enoteca a circa 40-45, non dimentichiamo che trattasi di Grand Cru,
ed a mio avviso tra i più importanti della regione dello Champagne, inutile dire che parlerò presto anche del resto della gamma Pierre Moncuit perché merita un approfondimento.

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