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Chanoine Frères Rosè Brut, il mio compleanno in Côte d’Azur.

 

Torno a parlare con piacere della seconda maison di Champagne più antica di sempre, la Chanoine Frères di Epernay, e lo faccio in un giorno particolare quello del mio compleanno, che ho deciso di festeggiare a Juan Les Pins, uno dei comuni più famosi e rinomati della della Côte d’Azur.

Un felice compleanno

Nel mio primo articolo ho raccontato la storia di questa antica maison, le origini, ed in tutti i sensi il suo attuale posizionamento all’interno della regione che produce le bollicine più famose al mondo.

Lo scopo della mia rubrica “Champagne a tutti i costi” è quello di raccontare il mio punto di vista su più prodotti della gamma di una singola maison, perché solo così si possono trarre delle giuste considerazioni. Ho deciso di continuare il mio viaggio nel satellite Chanoine Frères da una delle tipologie più difficili, ovvero i tanto amati/odiati rosé.

Il rosé

Mi permetto di fare questa considerazione, perché ancor oggi dopo secoli di viticultura passano diverse mode legate al mondo del vino, ma i rosé almeno in Italia rimangono immobili nell’immaginario collettivo. Vengono snobbati da molte persone, il più delle volte per mancanza di informazioni utili, o amati alla follia da coloro che cercano, soprattutto in estate, un compagno fedele e adatto ad ogni circostanza di abbinamento enogastronomico, senza considerare la sacrosanta spensieratezza della beva che in una stagione del genere risulta a mio avviso fondamentale.

Danila Atzeni, la mia fotoreporter ufficiale, un po’ di tempo fa scrisse per Fresco e Sapido un interessante articolo che racconta in maniera piuttosto dettagliata come si producono le nobili bollicine anche nella versione rosé, dunque se ancor oggi, stento a crederlo, qualcuno volesse dare una ripassata perché non si ricorda nulla di tutto ciò, potrà cliccare questo link. Ma veniamo al vino in questione.

Champagne Chanoine Frères Reserve Privée Brut Rosé.

Vigneti ubicati nella Vallèe de la Marne e nell’Aube. Percentuale maggioritaria di pinot noir, attorno al 70 %, con un saldo di pinot meunier e chardonnnay. 12% vol. 18-24 mesi sui lieviti.

Il vino

Il vino si presenta con una veste rosa cerasuolo, il perlage fine e minuto amplifica la brillantezza e rivela sfumature ramate. Una presa di spuma esemplare a mio avviso.

Il naso, di buona intensità, è fedele ai canoni del pinot nero spumantizzato. Una nota di piccoli frutti rossi tra lampone e fragolina di bosco anticipano una dolce sensazione di cipria e di frolla, la scorza di pompelmo rosa ed una nota verde di timo ed erba appena tagliata completano il bouquet, che evolve anche a distanza di minuti rivelando una discreta complessità.

Il sorso risulta incisivo, l’acidità dell’agrume e dei frutti rossi è davvero coerente ed esalta le doti di freschezza del vino, la bolla è verticale e piuttosto vivace.

Un sorso che non impegna troppo il palato, il vino ha una struttura piuttosto slanciata più che densa, si avverte una sensazione di lunghezza data dall’acidità dell’agrume che lascia una bocca davvero pulita ed invoglia il sorso successivo. La sapidità pronunciata lo rende un vino assolutamente non banale, adatto a contrastare alla perfezione una Quiche Lorraine agli asparagi e prosciutto cotto.

Questo Champagne è facilmente reperibile anche in Gdo al prezzo medio di 20-25 euro, e come per il precedente Brut, non posso che definirlo un ottimo rapporto qualità prezzo avendo attribuito allo stesso 87 punti.

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